John Wesley raccontò di aver fatto un sogno che lo aveva condotto alla porte dell’inferno, dove si informò se in quella sede si trovassero dei metodisti. La risposta fu positiva. Allora, piuttosto preoccupato, chiese se oltre ai metodisti fossero presenti anche cattolici romani, luterani, presbiteriani, congregazionalisti, battisti e rappresentanti di tutte le altre denominazioni esistenti. La risposta fu decisamente positiva!
La notte successiva il sogno tornò, ma questa volta si trovò alle porte del regno di Dio. Anche là pose le stesse domande e la risposta fu decisamente negativa. Quindi, preso dall’ansia e dalla curiosità chiese chi fossero coloro che venivano accolti nel regno di Dio, e la risposta fu: «Per quanto può interessarti qui si trovano soltanto dei cristiani»
Estratto da una lettera pubblicata alla Pagina dei Lettori del settimanale Riforma (Venerdì 7 Settembre 2007)
Il fondamento teologico dell’unità dei cristiani è che noi siamo stati uniti gli uni agli altri per mezzo del battesimo quali membri del corpo unico di Cristo. L’unità dei cristiani non è quindi una nostra considerazione personale, ma è un dono che deve essere accettato e vissuto.
Per adempiere al questo mandato teologico, biblico e pratico dell’unità dei cristiani, noi, metodisti ci impegnano sia a livello locale, nazionale e mondiale per arrivare ad un reciproco riconoscimento delle Chiese, dei membri e dei ministeri, e per riuscire a celebrare la Cena del Signore con tutti i membri del popolo di Dio.
Riconoscendo che la fedeltà alla nostra propria Chiesa è sempre subordinata alla nostra vita nella Chiesa di Cristo, ci rallegriamo della ricca esperienza fatta dai responsabili metodisti che si osserva nelle assemblee e nella consultazione della nostra Chiesa, nei dialoghi interecclesiastici e in tutte le altre forme di incontro ecumenico che contribuiscono al dialogo ecumenico. Riconosciamo, inoltre, che lo Spirito santo agisce tra noi, rendendo la nostra unità più manifesta.
Allo stesso tempo, abbiamo cominciato a dialogare tra cristiani e credenti di altre religioni. La Bibbia ci chiama a essere testimoni e prossimi di tutti i popoli. Tali incontri richiedono una riflessione riguardante la nostra fede e ci invitano a ricercare una orientazione per la nostra testimonianza fra gli uomini d’altre religioni. Riscopriamo allora che è Dio che ha agito in Gesù Cristo per la salvezza del mondo intero è ugualmente che è il Creatore di tutta l’umanità, che è Dio “che regna su tutti, agisce per tutti e dimora in noi” (Efesini 4,6). In quanto uomini abitanti lo stesso pianeta e dipendenti gli uni dagli altri, comprendiamo che è necessario analizzare la nostra propria eredità in maniera critica e di rispettare con cura le altre tradizioni.
Il fine di questi incontri non è di ridurre le nostre divergenze dottrinali ad un denominatore comune delle differenti religioni, ma piuttosto d’elevare queste relazioni al livello più alto possibile della comunione umana e della reciproca comprensione. Attraverso dialoghi improntati al rispetto ed alla collaborazione pratica, noi confessiamo la nostra fede in Gesù Cristo e ci sforziamo di far comprendere chiaramente come Gesù Cristo è la via e la speranza del mondo.
Tuttavia, i recenti casi di pesante ingerenza della gerarchia cattolica nella vita del paese in cui viviamo, e più in generale la continua pressione sulla coscienza non solo dei cattolici ma di ogni persona, specie in campo etico, non facilita la dimensione ecumenica nella quale vogliamo comunque essere presenti (vedi articoli di Aurelio Penna “Ma ‘quale’ ecumenismo?” e “Ecumenismo punto e a capo”).
A Bologna la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani si è “raddoppiata”: oltre a quello tradizionale promosso dal SAE e dalla nostra chiesa, un altro incontro è stato proposto dalla Commissione diocesana per l’ecumenismo e il dialogo.
A Modena la presenza di un Consiglio di Chiese Cristiane facilita la comprensione reciproca; un “Codice di comportamento” è stato firmato da Ortodossi, Cattolici e Protestanti, e si sta divulgando. A fine aprile, Paolo Ricca ha tenuto una conferenza organizzata dalla Commissione diocesana per l’ecumenismo, dalla nostra chiesa e dal SAE dal titolo “Cristo nel mondo diventato adulto, secondo il pensiero di Dietrich Bonhoeffer” .
Un secondo aspetto dell’ecumenismo tocca tutto quell’ampio spazio di ecumenismo all’interno del mondo protestante ed evangelico, che in parte conosciamo, in parte no. L’ospitalità che abbiamo dato e daremo a chiese sorelle, il programma di “Collaborazione evangelistica nella città di Bologna” che formalmente sosteniamo con chiese e gruppi vari, l’incontro mensile di preghiera cui partecipano fratelli e sorelle di altre chiese, incontri occasionali per celebrazioni, o tra pastori, sono importanti, ma ci manca una conoscenza delle altre chiese e di conseguenza una strategia.